Roma-Segreta

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GHETTO DI ROMA

1. Ghetto di Roma

Il ghetto ebraico di Roma è tra i più antichi ghetti del mondo; è sorto 40 anni dopo quello di Venezia che è il primo in assoluto. Il termine deriva dal nome della contrada venezianagheto, nella quale esisteva una fonderia (appunto gheto in veneziano) e dove gli ebrei di quella città furono costretti a risiedere; un’altra possibile etimologia fa risalire l’origine di questa parola all’ebraico, con il significato di separazione.

Le origini nell’era della Chiesa

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Paolo IV: nel 1555 ordinò l’istituzione del ghetto
La pescheria in via del Portico d’Ottavia[1](ca.1860).
Gregorio XIII: nel 1572 impose agli ebrei una predica settimanale

2. Giardino degli aranci

Il giardino degli Aranci è il nome con cui si indica parco Savello, un parco di Roma di circa 7.800 m², posto sul colle Aventino, nel rione Ripa, da cui si gode un’ottima visuale della città.

Il giardino, il cui nome deriva dalla presenza caratteristica di numerose piante di aranci amari, si estende nell’area dell’antico fortilizio eretto dalla famiglia dei Savelli (da cui il nome “parco Savello”) tra il 1285 e il 1287 nei pressi della basilica di Santa Sabina sull’Aventino, su un preesistente castello fatto costruire dai Crescenzi nel X secolo.

Descrizione

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Il giardino, come si presenta attualmente, fu realizzato nel 1932 dall’architetto Raffaele De Vico, dopo che, con la nuova definizione urbanistica dell’Aventino, era stato previsto di destinare a parco pubblico l’area che i padri domenicani della vicina chiesa tenevano ad orto, in modo da offrire libero accesso alla vista da quel versante del colle, creando un nuovo belvedere romano, da aggiungere a quelli già esistenti del Pincio e del Gianicolo.

Il giardino ha un’impostazione estremamente simmetrica, con un viale mediano in asse con il belvedere, che è stato intitolato a Nino Manfredi dopo la morte dell’attore, castrese di origine ma romano di adozione[2]. Tale viale si apre in due slarghi: in quello di destra era in origine collocata, dagli anni Trenta del Novecento, la fontana realizzata da Giacomo della Porta per la oggi scomparsa piazza Montanara, e, dal 1973, trasferita infine a piazza San Simeone ai Coronari, all’ingresso del parco stesso, addossata ad una nicchia del muro di cinta. La piazza centrale prende il nome da un altro attore simbolo della romanità, Fiorenzo Fiorentini, che per molti anni condusse nel parco una sua stagione teatrale estiva.

 3. Parco Centrale del Lago

Il Parco Centrale del Lago, più informalmente Parco Lago dell’EUR o, colloquialmente, Laghetto, è una moderna area verde di Roma al cui interno si trova un bacino artificiale situato alla separazione delle carreggiate di via Cristoforo Colombo, nel quartiere dell’EUR.

Concepito fin dalla nascita dell’EUR nel 1936, ebbe pratica realizzazione solo nel dopoguerra; il laghetto artificiale che sorge al suo interno è chiuso sui due lati più corti, a nord ovest dal palazzo della banca UniCredit e a sud est dalla torre dell’ENI; sul lato verso il mare il laghetto è sovrastato dalla collina sulla cui sommità sorge il Palazzo dello Sport, lungo l’asse ottico di via Cristoforo Colombo, e alla cui base sorgono le cascate che fanno da quinta prospettica al Palazzo.

Il parco occupa una superficie di approssimativamente 160000 , più o meno equamente suddivisi tra l’area verde e il lago artificiale.

Storia e dati tecnici

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Il progetto dell’EUR 42 — l’Esposizione universale in programma per il 1942 ma che non fu mai realizzata — prevedeva fin dal 1937 un’area adibita a parco allo sdoppiamento delle carreggiate della Via Imperiale (oggi via Cristoforo Colombo[1]). Sovrastante tale area, concepita come “quinta prospettica” per i visitatori provenienti da Roma[1], avrebbe dovuto sorgere il cosiddetto Palazzo dell’Acqua e della Luce[1] (mai edificato, e sulla cui area fu invece costruito alla fine degli anni cinquanta il Palazzo dello Sport[1] in vista dei giochi della XVII Olimpiade assegnati a Roma).

Il progetto – che oltre al parco prevedeva anche un acquario – vide coinvolti gli architetti Raffaele De Vico e Marcello Piacentini[2] (quest’ultimo presidente della commissione esaminatrice dei lavori proposti per l’EUR[3]); tale area, in cui era fin da allora previsto un bacino artificiale sebbene non nella conformazione attuale, si inseriva in un progetto più ampio che consisteva nella creazione di otto parchi nel nuovo quartiere[2]. Il corpo forestale dello Stato fu il soggetto tecnico incaricato dell’imboschimento e del piano esecutivo ad esso collegato[2]. Il gruppo di lavoro esecutivo, sotto la consulenza di De Vico, si costituì nel 1939, ma l’ingresso dell’Italia in guerra e la caduta del fascismo nel 1943 fermarono i lavori[2].

4. Gianicolo

Il Gianicolo è un colle romano, prospiciente la riva destra del Tevere, la cui altezza massima è 88 metri, non rientrante nel novero dei sette colli tradizionali. La pendice orientale digrada verso il fiume e alla base si trova il rione storico di Trastevere, mentre quella occidentale, meno ripida, costituisce la parte più vecchia del moderno quartiere di Monteverde; a sud-ovest del colle è situata Villa Doria Pamphili, mentre sulle sue pendici orientali sono posti l’Orto botanico di Roma e il carcere di Regina Coeli. Assieme a Monte Mario e al Pincio è uno dei luoghi più panoramici della città con vista a est dei quartieri limitrofi e del centro storico con i maggiori monumenti architettonici della città fino ai Colli Albani, ai Monti TiburtiniPrenestini e le maggiori cime dell’Appennino centrale occidentale (TerminilloVelinoMonti Simbruini).

Nell’antichità

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Il nome del colle secondo la tradizione deriverebbe dal dio Giano che vi avrebbe fondato un centro abitato conosciuto con il nome di Ianiculum. Nella realtà in relazione a tale divinità sul Gianicolo esisteva solo un sacello dedicato al figlio Fons o Fontus. Era invece presente un piccolo centro abitato (Pagus Ianiculensis) situato ai piedi del colle nella zona di Trastevere oggi corrispondente a piazza Mastai. Situato sulla riva destra del Tevere, in territorio originariamente etrusco, il colle sarebbe stato occupato e annesso a Roma da Anco Marzio che l’avrebbe fortificato e collegato alla città[1] tramite il Pons Sublicius sul quale doveva passare l’antica strada che attraversava il colle proveniente dall’Etruria, che in seguito diventò la Via Aurelia.

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